Benvenuti sul blog Phoesia

Sono lieto di condividere questo spazio personale con amici, conoscenti e lettori che maldestramente sono entrati in questa pagina. Sin dal 23 gennaio 2011, Phoesia offre riflessioni personali su molteplici temi quali poesia, letteratura, filosofia, arti plastiche, cinema, teatro e tanto altro ancora. Nonostante ciò, Phoesia resta uno spazio aperto alle riflessioni di chiunque abbia voglia di scrivere, in modo "impegnato", su queste tematiche. Un grande benvenuto a tutti!

13/05/11

ANTIDETERMINISMO

Non accetto nessun approccio deterministico.
Che si tratti di letteratura, politica, poesia, musica, storia, sociologia, antropologia, moda, cinema, psicanalisi, matematica, diritto, economia, filosofia, botanica, religione... non considero mai l'approccio deterministico. 
Carmelo Bene, al Maurizio Costanzo Show del 1994, diceva una cosa sacrosanta: "ogni tuttologia è cazzata". Dal mio angolino, aggiungo che ogni approccio deterministico è una cazzata. 
Per determinismo intendo, evidentemente, ogni predisposizione dell'intelletto a spiegare sistematicamente e definitivamente qualsiasi tipo di fenomenologia. L'intenzione di trovare una soluzione universale a qualsiasi problema è a sua volta il vero problema del "nostro" mondo occidentale (e non solo purtroppo). L'uomo, e tutto ciò che crea o produce o influenza, è per sua natura inconoscibile, indeterminabile. Le sue gesta, le sue parole, il suo pensiero sono originati da un enigma inspiegabile, provente dal "prima del tempo". La nascita o la morte dell'essere umano (come di ogni creatura) sono incomprensibili.
Non m'interessano le spiegazioni per il semplice motivo che non m'interessa capire nulla. M'interessano le descrizioni, le narrazioni, i tentativi, i saggi, le provocazioni, le confessioni. 
Il concetto di capire mi è estraneo se cerca di sistematizzare la mia mente. Sistematizzazione, totalizzazione, assoluto sono i concetti che imprigionano l'uomo dentro se stesso. Sono parole brutte, orrende (anche in senso sonoro), vuote, che devono servire solamente per provocare "paura" nello spirito. Mi sento semplicemente illogico. La logica, altro termine piuttosto disgustoso, è interessante solo nel momento in cui rinuncia a se stessa e alle sue prerogative in senso logico. 
Detesto le convinzioni, le coerenze assolute, le certezze, le sicurezze, le pre-dilezioni, le necessità. Detesto questo mio modo di detestare perchè a volte mi pare assoluto e necessario. 
Sono un essere umano, e questo mi basta per capire che non c'è niente da capire.
Non sono né pessimista né ottimista. Due parole non mi bastano. Le parole in genere non mi bastano mai. Eppure scrivo. 
Paul Valery diceva: "Gli ottimisti scrivono male. I pessimisti non scrivono".
Nessuno dei due ha ragione, entrambi gli enonciati sono poveri e meschini. E Valery lo sapeva bene.

28/04/11

PRIMAVERA ARABA

"Primavera araba" è l'espressione che rimbalza sui tutti i giornali francesi e non solo. Il richiamo alla storia è evidente. Dopo il "Mai '68" et la "Primavera di Praga", il ventunesimo secolo conosce la sua prima vera "primavera". L'allusione riguarda i grandi movimenti rivoluzionari che stanno voltanto pagina nei paesi nord-africani e medio-orientali. Ma "primavera" indica anche una volontà etica di scardinare i poteri costituiti, in nome di un'emancipazione irreprensibile. La primavera si farà sentire molto a livello di costumi e coscienza della forza della libertà. I paesi arabi, uno dopo l'altro, hanno riportato l'occidente verso una storia politica che sembrava quasi dimenticata. Il grande motore delle rivolte sono stati i giovani, masse di giovani con la volontà di unirsi per un obiettivo, un ideale forte da perseguire senza ripensamenti. A più di 40 anni dai movimenti studenteschi e operai del 1968, le nuove generazioni del mondo arabo fanno sentire la loro voce ai potenti controllori dei loro stati. 
Innanzi tutto conflitto generazionale: il giovane contro il vecchio, o meglio, il progressismo contro il conservatorismo. A distanza di due generazioni solamente, il progresso nella mentalità dei giovani ha creato uno scarto con la precedente maniera di pensare: i punti d'incontro sono mancati e lo strappo è stato inevitabile.
Eppure, per la "Primavera araba" il rischio del fallimento è sempre presente. La storia ritorna, volteggia su se stessa per decine d'anni, e infine fa una pausa, ricadendo con il suo cinismo. Il pericolo di un'ingerenza occidentale è stato chiaro fin dall'inizio e in certe situazioni ha preso il sopravvento infine. Restare immuni dalle grandi società capitaliste è quasi impossibile. Francia, Stati Uniti e Inghilterra giocano il ruolo che la storia ha accordato loro. Un ruolo che non cambia mai, che si traveste, indossa maschere, rende ipocrita ogni discussione. La ballerina, per loro, ha smesso di volteggiare. Forse era troppo vecchia, forse troppo stanca. La stanchezza è il peso dei paesi europei. I giovani, sebbene giovani, sono stanchi. Il peso di una storia troppo lunga ha annichilito la possibilità di sperare di cambiare ancora.
La "Primavera araba" deve servirci come stimolo. Loro hanno tentato e a volte riuscito nell'impresa di credere in un mondo diverso. Sapremo fare lo stesso?

16/04/11

PER VITTORIO ARRIGONI

Ho deciso di aggiungermi alle già tante persone che in queste ore hanno espresso la loro indignazione per l'omicidio di Vittorio Arrigoni, volontario pacifista assassinato venerdi 15 aprile 2011 da un gruppo salafita nella Striscia di Gaza. I rapitori non hanno nemmeno rispettato l'ultimatum che avevano posto a condizione per la liberazione di Vittorio, cioè la scarcerazione di alcuni militanti del gruppo islamico dalle prigioni di Hamas.
Quando nella notte di giovedi 14 ho appreso la notizia del suo rapimento ho subito avuto un forte disturbo allo stomaco. Mi sono informato un po' meglio sul web a proposito del gruppo salafita che lo aveva rapito e ben presto ho capito che non ci sarebbe stato molto da fare. Ieri ho appreso la notizia del suo decesso, notizia che mi ha fatto molto molto male al ventre, al sangue, alle budella. 
Questo post si collega chiaramente al precedente post che ho scritto a proposito delle religioni e, in qualche maniera, lo conferma. Difficile parlare anche d'indignazione per questo evenimento. Neanche rabbia o paura. Non trovo termini adeguati per esprimere il rigetto assoluto verso ciò che è accaduto. Perchè Vittorio era uno di NOI. Molto migliore di NOI. 
Con il pronome maiuscolo NOI voglio intendere "noi che crediamo in un progressismo collettivo" dettato dall'emancipazione di ogni singolo individuo presente sulla terra. NOI che non accettiamo la violenza comme mezzo di miglioramento degli equilibri umani (l'accettiamo solamente, in parte, per esigenze realmente difensive). NOI che siamo spinti da un umanismo convinto, base e profezia della nostra esistenza, consapevoli o inconsapevoli del miglioramento umano che ogni giorno, nel nostro piccolo, cerchiamo di portare avanti. NOI che però, nella maggior parte dei casi, non abbiamo le "palle" per andare nella Striscia di Gaza come invece ha fatto Vittorio Arrigoni ed altri come lui. Un ragazzo che ha messo in gioco la propria vita per gli ideali in cui credeva, fino in fondo, fino all'orrore, fino al dis-umano. Rifiuto l'appellativo di "martire" per Vittorio Arrigoni. Lui è un "eroe", nel senso epico e mitologico del termine. Un vero Don Chisciotte dei nostri tempi. Hernani d'un romanzo scritto male, doloroso, contemporaneo. Eccolo là, appeso, morto, eppure forte. Avrà pianto? Non avrà pianto? Non importa, sarò io a piangere per lui e tanti lo faranno con me. 
La violenza dell'estremismo islamico in questo episodio ha dimostrato la natura meschina del radicalismo religioso. Sono meschini, privi d'onore, privi d'umanità. Hanno ucciso un uomo, senza pietà, senza domande, senza motivo. Ma ne hanno ri-attivati altri, migliaia, forse milioni. Siamo NOI che versiamo lacrime per un compagno, uno dei migliori, che resterà eterno, immenso.

Vorrei dedicare a Vittorio Arrigoni un estratto di una poesia di Jorge Luis Borges, che ritradurrò dalla versione francese dell'Opera Poetica del maestro argentino:


Sicuro della mia vita e della mia morte, guardo gli ambiziosi e
vorrei comprenderli.
 La loro giornata è avida come il volo d'un lasso. 
La loro notte non è che la tregua della collera nel ferro pronto
a l'attacco. 
Parlano d'umanità.
La mia umanità, è sentire che siamo le voci 
d'una stessa miseria.
[...]
Il mio nome è qualcuno e nessuno.
Passo lentamente, come chi viene da così lontano che
non spera più d'arrivare.

Tratto da "Iattanza di quietudine", Jorge Luis Borges

03/04/11

INTELLETTUALI A MONTMARTRE

Girovagando in tarda serata o durante la notte per le vie di Montmartre si possono fare incontri quantomento "strani". Tra le stradette di rue Lepic o nei dintorni di place de Tertres si aggirano quasi sempre individui curiosi. E dico curiosi per non dire sgradevoli, una volta che si approfondisce la conoscenza di questi soggetti.
Sono i cosiddetti bohèmes montmartrini, figure quasi mitologiche, leggendarie per la loro antipatia. Si tratta essenzialmente di incarnazioni di clichés e retorica. Passano le loro serate da un bar all'altro, non mancando mai di far valere la loro posizione di superiorità "intellettuale" nei confronti delle malcapitate persone "normali" che passeggiano per la splendida collinetta senza alcuna pretesa. Non sono molto difficili da riconoscere: hanno generalmente un look retrò, abbellito e agghindato da insopportabili accessori stravaganti e appariscenti. 
I bohèmes si riempiono la bocca di pezzetti di poesie rubate ai grandi poeti di una volta. Parlano senza vergogna di "verità" nascoste, di "segreti" inaccessibili, segreti dei quali solo loro, ovviamente, portano la testimonianza. 
La cosa più sorprendente, che potrebbe apparire comica se non sfociasse nel ridicolo, è che si definiscono "artisti" senza alcuna reticenza. Non si capisce bene perchè lo facciano visto che per la maggiore sono persone che non hanno mai pubblicato niente (nonostante le loro età oramai non più puerili!), sono letti e ascoltati da una ristretta cerchia di amici che pendono dalle loro labbra per non si sa bene quale motivazione. Inoltre, per aggravare inconsapevolmente la loro incapacità, criticano spietatamente i lavoratori esibendo il loro stile di vita "sempre libero", cioè libero dal lavoro, dalla fatica, dalla "normalità". 
Ebbene, i bohèmes cantano, parlano, e cantano ancora, grazie alla fatica di qualcun altro. E soprattutto, grazie ai soldi di qualcun altro. 
Insomma, ognun faccia attenzione a trovarsi faccia a faccia con questi soggetti... il rischio è di subirsi delle discussioni paranoico-morali sulle verità nascoste, inghindate da frasi ad effetto ed una mousse farcita di altezzosità mascherata da intellettualismo selvaggio.

20/03/11

SENZA RELIGIONE

Sono senza religione perchè non credo che per credere in dio ci sia bisogno di leggere nulla. Sono senza religione perchè le religioni sono alla base della gerarchizzazione nelle società umane. Sono senza religione perchè la religione, in quanto dogma, combatte la libera emancipazione dell'individuo imponendogli regole che non sono né accettabili né desiderabili. 
Non m'interessano le religioni perchè non c'è nulla da capire e soprattutto da codificare. Al di fuori dell'esperienza dell'amore individuale nulla ha significato. L'enigma è l'assenza, l'assenza è l'enigma. Non ha senso trovare una presenza dell'assenza come non ha senso trovare la soluzione dell'enigma.
La ricerca della conoscenza è invece desiderabile in quanto atto umano necessariamente teso al miglioramento della propria condizione. La ricerca della conoscenza non deve e non può essere soddisfatta. 
Sono senza religione perchè la religione è sempre qualcun altro che la impone. Sono senza religione perchè la religione cerca di significare un'esperienza insignificabile. 
Sono senza religione perchè la religione impone un metodo per la ricerca della conoscenza. Il metodo non deve essere statico né tantomeno collettivo. Il metodo è l'espressione della capacità individuale nella ricerca della conoscenza. Il metodo pertiene all'universo particolare dell'essere umano, esso rimane sempre misconosciuto da colui che lo adotta. 
Sono senza religione perchè l'amore, la poesia e la musica non hanno bisogno di supporti. Esse sono esperienze extrasensoriali. Fuggono dalla capacità di comprensione, evitano il metodo in quanto fuori portata dalla possibilità di una ricerca esaustiva. 
Sono senza religione perchè amo. E non ho nessun bisogno di caratterizzare in alcun modo la parola "amo".
Sono senza religione e non sono ateo. 
Sono espressione e conseguenza dell'inesplicabile.

16/03/11

STATO LIBERO DI LITFIBA

Parliamo di musica cari amici del blog (pochi ma buoni!!).  Ieri sera è andato di scena lo "Stato libero di Litfiba" in quel dell'Elysée de Montmartre, proprio accanto a casa mia!!!
Insieme a Nicola e Marina, due cari amici italiani a Parigi, siamo partiti carichi d'energia per goderci una bella serata in stile rock italiano! E le attese non sono state tradite!! L'entrata in scena di Pelù e company è stata veramente da urlo. La rockstar fiorentina è apparsa in forma strepitosa, degna dei vecchi tempi! Chi si aspettava i Litfiba in versione "parigina", cioè con qualche sofisticazione in più, si sbagliava di grosso! La band ha reso onore al suo nome e alla sua storia con un concerto esplosivo, ribelle e rock, molto molto rock! 
"Ghigo" e Piero hanno duettato più volte sul palco con un linguaggio tutto loro, un linguaggio forte di 30 anni d'esperienze insieme! Gli assoli del grande chitarrista hanno incrinato i ghirigori dell'Elysée e Piero Pelù, a torso nudo per più di metà concerto, ha offerto una performance indimenticabile ai suoi fan! 
Dal repertorio della serata sono saltati fuori i vecchi pezzi mitici dei Litfiba, da Fata Morgana a Tex, da Terremoto a El diablo!!!
Insomma non è mancato niente, fuoco e politika, rock e chitarre maledette! D'altronde questi sono i Litfiba che ci piacciono, quelli che non mollano niente e che prendono ogni nota come un'apocalisse! 
Quindi, un grazie alla mitica rockband italiana... e... benvenuti nello "Stato libero di Litfiba"!!

12/03/11

GIORNATA DI STUDI MAURICE BLANCHOT

Lunedì 14 marzo, ore 14 e 30, parteciperò alla giornata di studi dottorali su Maurice Blanchot all' Universitè PARIS-DIDEROT. 
Su invito del direttore di ricerca Jonathan Degenève, interverrò per trenta minuti circa sul tema "Il primitivo ne La Scrittura del disastro".
La giornata di studi dottorali si aprirà alle 9 nei pressi della Biblioteca Nazionale François Mitterand, e vedrà tra i partecipanti alcuni dei massimi esperti dell'opera di Maurice Blanchot. Tra di essi spiccano Christophe Bident (organizzatore), Jeremie Majorel (organizzatore) e Parham Shahrjedi (collaboratore del sito "Espace Maurice Blanchot", presente tra i link consigliati nel blog). Specialisti provenienti da varie università europee si alterneranno nell'esposizione delle rispettive ricerche. Segnalo soprattutto Sato Tomonori, (collega della Sorbonne Nouvelle) che parlerà dei rapporti tra la poetica blanchottiana e il cinema di Jean-Luc Godard.
Per quel che mi riguarda, procederò con la descrizione delle mie ultime ricerche su la scena primitiva ne La Scrittura del disastro. Dopo una breve introduzione passerò alla lettura di un estratto, la pagina 117, e proverò un'analisi critica attraverso i tre grandi psicanalisti del XX secolo: Freud, Jung e Lacan. 
Infine, esporrò una serie di considerazioni sull'originalità della concezione blanchottiana di scena primitiva. e chiuderò con una breve riflessione sul termine di "inatteso" con la sua carica di significazioni tese a dare un senso ai frammenti di Maurice Blanchot.